CFND - 1967 anniversario della nascita di Umberto Giordano


1967 anniversario della nascita di umberto giordano

 

 

 

 

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Notizie dal Bollettino Ufficiale della emissione.

EMISSIONE DI UN FRANCOBOLLO COMMEMORATIVO

DI UMBERTO GIORDANO NEL CENTENARIO DELLA NASCITA

(Autorizzata con decreto del Presidente della Repubblica n° 884 del 5 agosto 1966,

pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n° 273 del 2 novembre 1966)

L'Amministrazione delle Poste e Telecomunicazioni ha disposto, per il 28 agosto 1967, l'emissione di un francobollo da £. 20, commemorativo di Umberto Giordano nel centenario della nascita.

Detto francobollo è stampato dall' Officina Carte Valori dell'Istituto Poligrafico dello Stato, in rotocalco su carta bianca, liscia, filigranata in chiaro a tappeto di stelle; formato della carta: mm. 25,50 x 31; formato stampa: mm. 22,50 x 28; dentellatura: 14; tiratura: 18.000.000 di esemplari; colori: grigio scuro e sanguigno; quartino di 60 esemplari.

La vignetta riproduce graficamente trattato, il volto del Maestro, sovrapposto ad una pagina musicale, l' "Improvviso" dell' opera "Andrea Chenier".

In alto la dicitura "UMBERTO GIORDANO", con sotto, sfalsate a sinistra, le date di nascita e di morte "1867 - 1948". In basso, la leggenda "POSTE ITALIANE" ed il valore.

Il francobollo descritto sarà valido per l'affrancatura delle corrispondenze fino a tutto il dicembre 1968.

Roma, lì 28 agosto 1967.

 

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Umberto Giordano, celebrato autore di opere liriche, nacque a Foggia il 28 agosto 1867, morì a Milano il 12 novembre 1948.

La sua spiccata natura musicale costrinse il padre a mandarlo a Napoli dove frequentò dal 1882 al 1890 (come alunno convittore) il Conservatorio in San Pietro a Maiella sotto la guida di Paolo Serrao, già maestro di Leoncavallo, Cilea, Martucci e Mugnone.

Formatosi a quella scuola legata per tradizione al Melodramma italiano, egli si trovò ad operare in quel periodo definito "Verista" o "Naturalista" secondo una terminologia in voga per la produzione di un Zola o di un Verga. Infatti la posizione di Giordano nelle prime due opere - l'inedita "Marina" (1888) e "Mala Vita" (1892) - è quella tipica del naturalismo più esplicito.

Anche in "Regina Diaz" (Napoli 1894) i contrasti emotivi ed il predominio della tematica rimangono gli elementi dominanti, ma il suo linguaggio acquista un carattere più robusto tendente a conciliare la virile vocalità verdiana con la elaborazione sinfonica del dramma d'oltralpe. Tale prospettiva, che potrebbe definirsi drammatico - sentimentale, sembrò a Giordano tanto valida da indurlo ad immettere non pochi brani - e fra i migliori - di "Regina Diaz" nella partitura di "Andrea Chenier" contribuendo ad assicurare al suo capolavoro la solidità espressiva e la fortunata popolarità che gli sono propri.

"Chenier" ebbe entusiastiche accoglienze alla scala, in prima esecuzione, il 28 marzo 1896, e da questo storico teatro iniziò il suo trionfale e non ancora concluso pellegrinaggio per il mondo.

Seguì "Fedora", tratta dal dramma di Sardou da A. Colautti e rappresentata per la prima volta al Lirico di Milano il 17 novembre 1898.

Anche in questa opera, come nelle successive, Giordano si mantiene fedele ai propri principi fondamentali e al tempo stesso è portato ad un raffinamento tecnicistico. Ne da testimonianza l'eloquenza drammatico - sentimentale di "Fedora", la ricerca di un elaborato sinfonismo in "Siberia" (Milano 1903), la tenera ispirazione melodica di "Marcella" (Milano 1907), la pacata espressione di "Mese mariano" (Palermo 1910), il brio falstaffiano di "Madame Sans-Gène" (New York 1915), opera questa che costituisce una felice apertura verso il genere comico-sentimentale, ed infine "La Cena delle Beffe", su testo di Sem Benelli (Milano 1924) ed "Il Re" su libretto di Forzano (Milano 1929).

 Tutte queste opere hanno avuto i più famosi interpreti della lirica. Fra i direttori : Rodolfo Ferrari, Toscanini, Campanini, Mugnone, Mahler, Mascagni; fra i cantanti: la Belliconi, Stagno, la Storchio, Borgatti, Tamagno, caruso, Titta Ruffo, la Muzio, Gigli, Schipa.

Le capacità componentistiche di Giordano si sono manifestate anche al di fuori del melodramma: in lavori sinfonici, per lo più giovanili, liriche, brani pianistici e, per ultimo, nell' "Inno al Decennale" (1933).

A sessantasei anni egli rinuncia all'attività compositiva per interessarsi a problemi collaterali alla composizione curando una edizione delle sinfonie di Beethoven secondo una nuova impostazione grafica da lui ideata ed oggi entrata nell' uso, patrocinando l'istituzione di un Liceo Musicale nella città natale, ora parificato ai Conservatori Statali.

A più di settanta anni di distanza, "Andrea Chenier" e "Fedora" mantengono nei principali teatri del mondo una attiva circolazione, tale da non potersi dire inferiore a quella delle più significative opere di Verdi e Puccini. È questo un fatto che testimonia la vitalità di Umberto Giordano musicista.

La recensione è firmata dal Renzo Silvestri



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