

CITTà DI TROIA
Antichissima città edificata sulla antica Aecae o Ecana. Distrutta da Costantino, venne riedificata dal Capitano Bojannes nel 1013. Al tempo dei normanni fu occupata da Goffredo; nel 1061 Roberto il Guiscardo fu chiamato dagli stessi troiani che gli offrirono la Città. Nel mese di marzo 1093, anno di costruzione della Cattedrale, Papa Urbano I celebra il primo sinodo a Troia con l'intervento di moltissimi vescovi e dodici abati. Nel mese di agosto 1097 Troia venne distrutta da un incendio. Nell'anno 1105 i vescovi di troia, di Bovino e Turtiboli accolsero i corpi dei santi martiri Eleuterio, Ponziano ed Anastasio.
LA CATTEDRALE
La Cattedrale fu costruita nel 1093 e dedicata a Santa Maria Assunta, è uno dei massimi esempi di romanico pugliese. Celebre è lo splendido rosone incastonato nella facciata e realizzato tra il 1160 ed il 1180. Costituito da 11 colonne con capitelli corinzi, con sezioni di superbi trafori, è un compendio di stili diversi. Di inestimabile pregio sono le porte bronzee di Oderisio da Benevento, la porta della Prosperità (1119) e la porta della libertà (1127), numerose le sculture allegoriche che animano la struttura esterna dell'edificio, il progetto della basilica è opera di Gerardo da Piacenza, che dopo la celebrazione del primo Concilio, presieduto da Papa Urbano I, fece incorporare una preesistente chiesa di Santa Maria, oggi visibile nella parte absidale. I lavori furono terminati nel 1120. Nel corso dei secoli l'originaria pianta a croce latina subì variazioni : nel 1741 fu modificato il braccio della cappella dei santi e, dopo il violento terremoto del 1731, fu aggiunto il braccio di crociera della cappella dell' Assunta. un'altra sostanziale modifica fu apportata poi all'interno nel 1858, con l'aggiunta di affreschi ed altri ornamenti barocchi. Di inestimabile valore sono le opere raccolte nel Tesoro della Cattedrale.
CROCIFISSO LIGNEO MIRACOLOSO
Nella conca absidale della Cattedrale di Troia in direzione dell'altare; davanti alla finestra murata dell'abside, è collocato uno dei più espressivi crocifissi del Settecento. Sulla croce di abete (m 4,70 X m 2,40) è fissato con sei lunghi chiodi il corpo di Gesù morente, in legno di pioppo. Le colature di sangue, le ferite alle mani, ai piedi, al costato; le lividure, le lacerazioni, ne fanno il ritratto del Cristo di Isaia (1s 1,4-6 e 53;3-12). Ma è soprattutto il viso ad attirare l'attenzione suscitando una compassione ed una commozione indescrivibile: la corona di spine che provoca un gran numero di rivoli di sangue, gli occhi di cristallo con uno sguardo profondo la bocca semiaperta sembra chiedere aiuto; ma si percepisce la rassegnazione mista al dolore: "Dio mio,Dio mio, perché mi hai abbandonato?" (Salmo 22;Matteo, 27,46).
Pietro Frasa (1678-1711), chierico e predicatore milanese; progettò, rifinì e dipinse diversi crocifissi, mentre per l'intaglio si rivolgeva a Scultori di professione: uno era certamente l' Antignati, l'altro un anonimo napoletano.
Queste opere sono conservate in diversi luoghi:
· Galliate (Novara) _ Oratorio di S. Gaudenzio - 1708
· Oggebbio - Frazione Gonte (Sul lago Maggiore) _ Chiesa parrocchiale -1708
· Troia (Foggia) - Cattedrale - 1709
· Foggia - Cattedrale - 1711
Quest'ultimo conservato a Foggia, nella Cappella del Crocifisso è l'unico che rappresenti Gesù morto. Nello stesso anno il Frasa morì di pleurite, trentatreenne, ed è sepolto sotto l'altare della stessa Cappella della Cattedrale di Foggia.
Nel 1933, Anno Santo straordinario, il crocifisso venne portato in processione ed avvenne uno strano fenomeno: durante la predica di Padre Leandro Montini, si videro sgorgare dalla mano sinistra del crocifisso, vicino al chiodo, delle scintille. Il fenomeno si ripete più volte, nell'arco di un quarto d'ora:
infine un sacerdote, don Costantino Goffredo, arrampicandosi, cercò di raccogliere con un fazzoletto le tracce, ma quando vide che era rimasto bianco lo agitò, seguito da centinaia di fazzoletti sventolati nella piazza, mentre si gridava "Viva Cristo Re" e la banda riusciva a suonare la Marcia Reale. Da allora il crocifisso è stato portato in processione altre volte: nel 1950,1963 dopo il restauro, 1975, 1983 e nel 2000 in occasione degli Anni Santi, ma il fenomeno non si è più ripetuto.
Pietro Frasa,vita
e opere
(27 giugno 1678 – 9 maggio 1711)
Trecento anni fa, un chierico milanese di nome PietroFrasa realizzò lo splendido crocifisso ancora oggi possiamo ammirare nella Cattedrale di Troia.
Pietro Frasa nacque a Milano nel 1678, dove studiò Retorica, Filosofia e Teologia. Ricevette la prima tonsura nel 1702, ma non fu mai ordinato sacerdote, rimanendo chierico.
Nel 1705 lo ritroviamo a guidare una Solenne processione penitenziale a Milano.
Oltre ad essere un ottimo predicatore, il Frasa aveva anche uno spiccato talento artistico: nel 1705 fece plasmare e dipingere una grande terracotta raffigurante la Pietà, dai toni molto drammatici.
Per Frasa l’ opera d'arte non deve essere fine a se stessa, ma deve suscitare devozione e commozione, deve essere insomma un mezzo per aiutarci a partecipare ai dolori della Passione di Cristo. Così nel 1708 fa scolpire ad un apprezzato scultore, Giuseppe Antignani, un Cristo che lo stesso Frasa poi dipinge in policromia. Ma il Cristo appariva talmente piagato e sanguinante da destare tanta impressione e l’anno dopo furono eliminate diverse squarciature sanguigne. Così il Crocifisso che ora si trova a Galliate (Novara) è molto meno impressionante di com'era in origine. Sempre nel 1708 Pietro Frasa fece intagliare un altro crocifisso all'amico scultore Giuseppe Antignani, che oggi si trova ad Oggebbio, sul lago Maggiore.
Nel 1709 avviene un incontro importante: il Vescovo di Troia Emilio Giacomo Cavalieri chiama Pietro Frasa ed il domenicano padre Ludovico Maria Calco che gli propongono di realizzare due grandi crocifissi. Il lavoro di intaglio, in legno di pioppo, viene realizzato a Napoli, da uno scultore rimasto anonimo, che aveva la sua bottega di fronte al Palazzo Reale.
La rifinitura e la dipintura in policromia sono però del Frasa. Infatti nell'Archivio della Curia vescovile di Troia abbiamo due note di pagamento datate 1709 per i pennelli, i colori e altro materiale che servirono al Frasa per portare a termine il lavoro.
Il Crocifisso di Troia fu esposto alla venerazione dei fedeli sull'altare maggiore della Cattedrale e successivamente fu spostato su un altro altare, nella navata sinistra. Poi, durante i restauri di Mons. Passero del 1860 il Crocifisso fu spostato sull'altare sinistro della Cappella dei Santi Patroni, dove rimase fino al 1963, quando Mons. Pirotto fece collocare il crocifisso nella conca absidale, dove si trova ancora oggi.
Nel 1711, due anni dopo, fu scolpito dallo stesso scultore anonimo napoletano il Crocifisso di Foggia, dove Cristo è rappresentato subito dopo la morte, col capo reclinato, ma ancora legato alla croce. Fu esposto in Cattedrale sull'altare maggiore in aprile e pochi giorni dopo Pietro Frasa morì per una pleurite. Sulla sua tomba, che si trova nella Cattedrale di Foggia, si legge un'epigrafe di Mons. Cavalieri che così recita:
"Pietro Frasa chierico milanese / e con la voce e con l'esempio e con l'austerità e con l'innocenza della vita meritevolissimo / alla salvezza delle anime e alla predicazione della Parola di Dio consacrato / nella meditazione della Passione del Signore assiduo nello scolpire e nell'esporre immagini di Cristo Signore crocifisso che è il mistero della Divino Misericordia applicatissimo / il 3 maggio giorno grandissimo concorso alle suppliche del Crocifisso, da mortale infermità di punta (=pleurite) attaccato / il 9 passò da questa vita / ed Emilio Giacomo Cavalieri della Santa Troiana Chiesa Vescovo pose questo monumento nell'anno 1711”.
Nel 1933, Anno Santo straordinario, il Vescovo di Troia Fortunato Maria Farina invitò le Città della Diocesi a portare in processione il Crocifisso più antico e pregiato della città. Così a Troia e a Foggia furono restaurati, esposti e solennemente portati in processione i due crocifissi del Frasa il 2 aprile 1933. Al termine della processione, mentre il padre benedettino Leandro Montini predicava. si levò dalla folla un grido: “Scintille! Scintille!”. Più di cento persone videro sprigionarsi dal chiodo della mano sinistra del Crocifisso delle gocce luminescenti che, cadendo, dopo pochi centimetri scomparivano nel nulla, impedendo di raccoglierle.
Questo fenomeno. tuttora inspiegabile, ha fatto sì che da allora il Crocifisso della Cattedrale di Troia è definito “miracoloso”.
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