

Notize a cura dell' ing. Urbano Giulio Pignatiello
La Cattedrale di Troja (Fg), la cui costruzione iniziata nel 1093 con la demolizione della Chiesa di Santa Maria fu portata a termine nel 1119 dal vescovo Guglielmo II, si eleva massiccia e potente su un basamento a risega, costituito da enormi macigni disposti con il sistema reticolare incerto. Il tempio è, architettonicamente, diviso in due campi da un robusto cornicione a forte sbalzo. Il campo superiore della facciata che corrisponde alla navata centrale è formato da un frontone arcuato a spioventi, fiancheggiato da due ampi contrafforti. Al centro campeggia una grandiosa ed unica finestra circolare circondata da un immenso mosaico di pietre, ricavate dalle rovine di Ecae o Aecana, come riscontrato durante i recenti restauri che hanno portato in luce blocchi di pietra recanti iscrizioni latine. La parte esterna di questa finestra è coperta da una magnifica rosa, che capeggia questo campo con mirabile effetto decorativo. Quest'ultima si compone di undici colonnine irradiantisi dal centro ad angoli uguali (come avranno i nostri avi misurato con tanta precisione gli angoli di 32,72 ?); su di esse si impostano altrettanti archi a semicerchi che, incrociandosi, formano nei punti di intersezione delle ogive. Le due curve di ogni arco acuto si conformano ad arco trilobato. I campi sono chiusi da diaframmi traforati : in ciascuno si presenta il vano intercolummio, diversamente traforato da quello dell' arco, risultando ventidue disegni, tutti diversi, di trafori graziosissimi, nello stile delle finestre islamiche di ginecei orientali. I capitelli delle colonne hanno un carattere, che richiama l'ordine corinzio. Il rosone è il compendio di vari influssi stilistici, una sintesi elaborata, con tale vivacità da renderlo un unico originale prodotto di ricercatezza artistica. L'artistico rosone del Duomo di Troja non ha altri esemplari cui possa essere paragonato. Nessuna architettura può vantare, per ricchezza di particolari, di linea, per squisitezza dei trafori geometrici un simile rosone. L' emiciclo che sormonta il rosone regge svariate figure :demoni, animali mostruosi, intramezzati da nodi, reticelle, oltre che da ricci e fogliame. La chiave del rosone è costituita da una figura umana in groppa ad un leone. A differenza di tutti gli altri rosoni, quello della Cattedrale di Troia, e ciò ne sottolinea la unicità, possiede una raggiera costituita da un numero dispari di colonnine. È una nota, questa che non si distingue al primo sguardo, ma che analizzata rivela la genialità artistica che ha ottenuto uno schema di contrasti angolari al centro. La decorazione dell' emiciclo, raffigurante mostri ed animali, non manca quasi mai nei monumenti pugliesi, ma non è mai usata con spirito decorativo così fine, ed in tanta varietà di contenuto simbolico, come nella Cattedrale troiana. Il Duomo troiano, pur realizzato attraverso diverse fasi costruttive, risponde ad una unica visione artistica, è un tempio che realizza ed esprime, "la bellezza dell' arte pugliese nella sua piena vitalità", come affermato da Bertaux. Il 18 luglio del 2005 ricorrerà il 900° anniversario della traslazione delle reliquie dei santi protettori, evento che secondo la tradizione storica ebbe inizio nel maggio 1105 allorché due monaci trafugarono presso Tibera, in diocesi di Velletri, in una chiesa solitaria intitolata a S.Eleuterio, le insigni reliquie di questo martire, famoso nella antichità cristiana e martirizzato a Roma insieme alla madre Anzia, durante la persecuzione dell' imperatore Adriano nel II secolo. A Troia, il nome e la memoria di S. Eleuterio erano già vivi nell' affetto e nella venerazione dei cittadini, perché una antica tradizione documentata da un antico Martyrion greco, lo faceva vescovo di Aecae, ove era stato stimato ed onorato con un culto specialissimo che Troja aveva ereditato dalla città "madre" di Aecae, insieme a tutto il patrimonio delle sue tradizioni. Ecco il motivo per cui il Vescovo di Troja Guglielmo appoggiò e incoraggiò con la sua benedizione i due monaci trafugatori. Insieme alle reliquie del santo furono trafugate anche quelle di S.Ponziano I, Papa dal 233 al 238, condannato ai lavori forzati nelle miniere e morto in Sardegna sotto la persecuzione dell' imperatore Massimo il Trace, e le reliquie di S.Anastasio - Diacono, il quale svolse la sua opera verso i poveri e le vedove meritandosi la sepoltura fra i santi martiri. La comitiva dei trafugatori fece sosta a poche miglia dalla città il 18 luglio nella zona denominata "Buccalo". Uno di essi portò il lieto annuncio dell'arrivo delle reliquie al Vescovo Guglielmo il quale, l'indomani 19 luglio, insieme ai vescovi di Bovino e Tertiveri ed a una moltitudine di oltre diecimila persone mosse verso il luogo dove si erano fermati i trafugatori. Di lì, poi, sfilo sotto il sole cocente di Puglia la processione che raggiunse la città, la vecchia chiesa di S.Maria (dal cui ampliamento nacque poi la Cattedrale) accolse il Sacro deposito e non poté contenere la fiumana di persone che da quel giorno e per gli anni successivi accorrevano a pregare davanti alle sacre reliquie. Fu allora che il proposito di ampliare la piccola chiesa prese vigore e si concretizzo con la costruzione della mirabile cattedrale, orgoglio di tutti i troiani. La cattedrale, è dunque strettamente legata alle reliquie dei Santi patroni. Insieme ai tre santi (Eleuterio, Ponziano ed Anastasio) viene festeggiato anche S. Secondino Vescovo di Aecae, uno dei dodici sacerdoti espulsi dall' Africa da Genserico, capo dei vandali, nel 429. Il suo corpo fu rinvenuto nei pressi della Chiesa di S. Marco Evangelista, mentre alcuni operai disseppellivano i numerosi sepolcri della zona di Aecae , per procurarsi marmi e pietre per abbellire la Chiesa di S. Croce, in costruzione. Infine viene ricordato S. Urbano I - Papa dal 227 al 233, il quale dopo aver governato la chiesa con grande zelo, suggellò il suo amore a Cristo con il martirio sotto l'imperatore Settimio Severo. Di questo santo Troja custodisce, conservato nel settecentesco busto d'argento, il teschio donato dal Papa Leone X verso la fine del 1500 al Vescovo di Troja dell' epoca Pandolfino. Questo santo divenne il quinto protettore della città a seguito di un evento miracoloso avvenuto nel 1670 ed a Lui attribuito. Questi narrati brevemente sono gli elementi su cui si fonda la tradizione storica a cui i troiani sono sempre stati legati, che tramandano ai loro figli.
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